LEGGE E MORALE

di Paolo Velonà  

Spesso sentiamo il pensiero comune esprimersi così: “non importa se sia sbagliato o giusto abortire, lo stato deve lasciare comunque al cittadino la libertà di decidere”. Ed ancora: “devo essere io, e non la legge, a chiedere che mi si tenga in vita artificialmente o meno”. E di nuovo: “la politica non può proibire ad un maschio di sposare un altro maschio”.

Il pensiero comune, però, non si arresta qui e, in buona compagnia di alcuni che si credono pensatori per il semplice fatto di riempirsi la bocca con frasi prese dalla sofistica o dalla tarda accademia, continua in questa maniera: “vi è una differenza sostanziale tra chi, come la Chiesa o alcuni governi illiberali, procede ponendo un criterio morale come obbligo di legge e chi, invece, vuole lasciare al cittadino la libertà di scelta”.

   L’argomento sembra molto forte, ma ad una analisi pur superficiale mostra tutta la sua inconsistenza. Ammettiamo, per stare ad uno degli esempi di sopra, che il parlamento, perdendo l’abitudine di scrivere norme incomprensibili, legiferi così: “ogni individuo può sposare un altro individuo, uomo o donna che sia ”.

Ecco che, seguendo la stessa logica del pensiero comune, anche questa legge potrebbe essere accusata di illiberalità e di dogmatismo. Essa infatti vieta la poligamia. Ma la poligamia, oltre ad essere praticata in diversi paesi, è di fatto una prassi ordinaria persino da noialtri; dove in molti trattengono diverse relazioni amorose simultaneamente.

   Onde evitare dogmatismi e illiberaltà la legge di sopra andrebbe modificata così: “ciascun individuo, uomo o donna che sia, può sposare uno o più individui, indipendentemente dal loro sesso”.

Di nuovo, però, questa legge potrebbe essere accusata di moralismo. Nel parlare di “uomini” e di “donne” essa di fatto esclude bambine e bambini dalla pratica matrimoniale. Ma è questo accettabile? Può lo stato proibire ad un uomo di sposarsi con un bambino? Del resto, l’amore verso i giovinetti e le giovinette oltre ad essere descritto da numerosi artisti, non vanta anche esempi illustri nella pratica dei grandi pensatori greci?

La legge, pertanto, andrebbe migliorata così: “ciascun individuo può sposare uno o più individui indipendentemente dal sesso e dalla età”.

   Ancora una volta, tuttavia, si potrebbe gridare alla ingiustizia. Perché proibire ad una persona di unirsi in matrimonio con un gatto, un cane o una scimmia? Ciò, oltre a essere un desiderio di molti, ha una robusta giustificazione teorica nel fatto che secondo insigni scienziati l’uomo è un animale.

Il legislatore liberale dovrebbe allora scrivere così: “ciascun individuo può sposare uno o più animali”.

   S’avanzerebbe, intanto, una nuova obiezione: il matrimonio è per definizione illiberale. Perché, infatti, in caso di separazione il più facoltoso deve essere costretto dallo stato ad aiutare il meno facoltoso?

Meglio, dunque, scrivere così: “ciascun individuo può convivere con uno o più animali”.

   A questo punto, il pensiero comune tornerà all’attacco: “ma ciò avviene già, perché allora scrivere una legge?”

Ed avrà ragione! Infatti non c’è legge che non sia scritta per restringere la libertà di qualcuno; fatta eccezione, s’intende, per le leggi inutili, come quella di sopra.

   Tornando a bomba, bisognerebbe discutere di principi morali e cioè se sia giusto o no che un maschio sposi un altro maschio (e una femmina una femmina), se sia un bene o meno che un individuo possa chiedere ai medici di interrompere la cura, e così via. Non si dovrebbe, invece, commettere la scorrettezza di squalificare la posizione avversa come: “dogmatica” o “illiberale”. E ciò per l’ottimo motivo che, come non c’è un pensiero che, nell’atto di pensarsi, non si creda vero; così non c’è una legge che, nell’atto di formularsi, non si creda giusta. E tanto il primo sarà “dogmatico” contro  l’errore, quanto la seconda “illiberale” contro l’ingiustizia. 

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